31 dicembre 2008

Au revoir, 2008...

è dopo il lungo inverno che sopraggiunge la primavera con i suoi dolci profumi che stuzzicano gli olfatti più sottili, mentre il polline vortica tumultuoso trasportato dalle prime calde brezze disseminando starnuti ed occhi arrossati. la neve sarà solo un freddo ricordo, insieme al silenzio nostalgico da cui è sempre accompagnata. il sorriso allegro dei pupazzi bianchi si scioglierà al tepore del sole. forse voleranno alti i primi aquiloni, colorando il cielo con piccoli drappi di stoffa variopinta e le loro esili strutture strattonate con violenza. ed in basso i bambini sorrideranno accompagnati dai loro genitori distesi sui prati, dimentichi dei cappotti e della lana e di tutto ciò che ripara dal freddo freddo clima invernale. i germogli faranno capolino timidi e spaventati, vestendo quei rami spogli, attenuando la loro vergogna. riprenderanno le lezioni e mi trascinerò con malavoglia sui banchi d'insipida formica. guardando attraverso i vetri luminosi immaginerò di essere in ogni posto che non ho ancora visitato, da solo o in compagnia, in fondo non fa poi grande differenza. brinderò alla libertà del visionario sognatore che mi accompagna ogni giorno, sperando che abbia voglia di proseguire con me questo viaggio, ancora per poco, ancora per molto. brinderò agli eroi giovani e belli che esistono nelle favole, brinderò a quelli un po' più terreni e reali, d'oriente e d'occidente, vicini e lontani. brinderò alle decisioni da prendere e a quelle che ormai è impossibile cambiare, brinderò alla gioia dei tuoi sorrisi e al calore dei tuoi abbracci, al pallore della tua pelle e ai tuoi capelli color grano. alzerò il calice scuro per ricordare le tue parole, per ricordare chi è già partito e chi sopporta ancora, per ogni amico sincero e per ogni nemico onesto e reverenziale. alzerò quel calice per ricordare ogni cosa, ma lo farò solo per me. 

intanto l'anno si sta spegnendo; ci saluta con simpatia, comunque sia andato. ci regala un'ultima giornata di sole, un buon augurio per quello che lo seguirà fra poche ore. è passato in un battito d'ali di farfalla, come si suol dire. lo saluterò un po' nascosto, un po' in sordina, come è giusto che sia. lo saluterò con allegria, coriandoli e stelle filanti fuori stagione per quello che mi ha regalato. lo saluterò con rancore e rabbia per quello che ci ha tolto. anche se i bicchieri tintinneranno rumorosi, i festeggiamenti saranno silenziosi e personali. 

a mezzanotte esploderà il mondo, udirò botti e schiamazzi. festeggiate, festeggiate, io scuoto la mano in alto nel cielo con in testa una canzone e tanti buoni propositi - non possono proprio mancare - in bocca un sorriso ed in mano qualcosa di forte. alla salute!

Au revoir, 2008. 


24 dicembre 2008

Merry Xmas


caro babbo natale,


scusa se ti scrivo solo adesso, ma si sa, è mia abitudine prendermi sempre all'ultimo. è da un paio di anni che non ci sentiamo, l'età ormai non mi concede più di credere a tutte le storie e storielle con cui ti abbindolavano da bambino, ma questo natale ho deciso di riprendere i contatti. 

sono stato bravo ultimamente, o comunque non più cattivo del solito, non particolarmente almeno. pensavo quindi che uno o due desideri potresti anche esaudirli, se ti avanza un po' di tempo e un po' di posto in quel grande sacco di canapa che ti porti sulle spalle (tranquillo, che sia di canapa rimane un segreto fra me e te, basta che finite le feste non te lo fumi con tutti gli elfi e la befana, ok?). che maleducato che sono! non ti ho neanche chiesto come stai... dal naso rosso direi bene (dillo che non è coca-cola quella che hai nella bottiglia, ma grappa al lampone, che a me piace tanto, fra parentesi).  dalle tue parti fa freddo se ben ricordo: non dimenticarti di tenere vivo il fuoco nel camino (non bruciando il suddetto sacco, mi raccomando...). 

gli elfi invece? loro tutto a posto come sempre? ho sentito che ci sono stati un po' di problemi per il troppo lavoro e che si sono rivolti ai sindacati, ma mi pare che si sia risolto tutto no? (quando passi da me 'sta notte dovrai spiegarmi come hai fatto ad evitare la cordata di bambin gesù: sei furbo, vecchio volpone!) certo che anche tu... mandarli in giro con vestitini verde acido... (tanto per rimanere in tema con il sacco); e non dire che è verde abete, che non ci crede nessuno (a meno che non siano abeti di cernobyl, si intende...).

comunque, convenevoli a parte, stavo dicendo che sono stato davvero un bravo bambino (troppo cresciuto) e che non devi dare ascolto a quello che si dice in giro, sono solo invidiosi del fatto che mi stia sempre avvicinando di più alla strada del buddha (manca allah e poi abbiamo abbiamo fatto fuori metà religioni). a proposito di allah, come la mettiamo con i paesi arabi? lì passi te o hai un sostituto di pelle scura con i baffetti neri e i cammelli al posto delle renne? no perchè in questo periodo un caucasico da quelle parti lo vedo male, tutto qui... (ricordati sempre che i kalashnikov sono comunque più veloci della slitta). 

ah, ora che mi ricordo, stai attento ai controlli! da un po' hanno abbassato il limite da queste parti e visto che bevi più grappa al lampone te che un reggimento di alpini nostrani non vorrei che ti  ritirassero la patente. al massimo digli che guidava rudolf: con quel suo naso rosso è impossibile che non ti credano. tanto la slitta è come l'aereo, no? anche se un motere va in avaria, gli altri permettono di proseguire il viaggio. pedine sacrificabili, 'ste renne.. 
ma poi con la protezione animali com'è finita? ti avevo avvisato di aggiornarti, che gli anabolizzanti ormai li trova anche il medico di base con il kit fai-da-te, ma te testardo... che le cose collaudate sono le migliori, che chi lascia la vecchia via per quella nuova sa cosa perde ma non sa cosa trova... contento te... e, a proposito di perdere la strada... te lo sei installato il tomtom sul cruscotto della slitta? non viene fuori come l'anno scorso che i regali di mia sorella li lasci a mia cugina perchè non trovavi l'indirizzo? 

ma torniamo alle mie richieste, babbo. accantonata la pace nel mondo (la chiede già ogni anno miss italia e te non gliela porti mai, e se non la porti ad un pezzo di f*** come quella, figurati a me...) vorrei qualcosa di più personale... magari invece di portare la pace nel mondo a miss italia, porta miss italia da me, già che ci sei. sto scherzando, ovviamente. allora dove ero rimasto con la lista... fammi controllare.. qui, si qui!

però... pensandoci bene... se sei diventato un ubriacone, oppiaceo-dipendente, sfruttatore di razze in via d'estinzione e animali, c'hai sicuramente le tue gatte da pelare! non dev'essere facile essere te, suppongo.
fai una cosa, babbo: per quanto mi riguarda, quest anno prenditi ferie. è meglio se, per quelle quattro cose che avevo da chiederti, faccio da me...


per sempre tuo,

Stefano


Ps: Buon Natale a tutti voi! (la morale c'è, ma non si vede...)

13 dicembre 2008

Night road

la mano brucia arrossata dal bicchiere caldo mentre nuvole di vapore bianco si formano ad ogni respiro. allegre risate rimbombano ai margini del loro piccolo gruppo di amici. poco distante bambini imbaccuccati giocano alla guerra sorvegliati dagli occhi attenti ma non troppo dei genitori. è tempo di festa e di ballate, tempo di banchetti luculliani e regali impacchettati, tempo di diete e di neve bianca come l'innocenza. si mettono in cammino per non cader vittime del gelo notturno che incombe oscuro sulla città, ancora sveglia e luminscente. è tardi e la strada da fare è molta: passi veloci accompagnano i loro discorsi e viceversa, passi corti e regolari, grandi falcate fagocitano la strada che instancabile si distende davanti ai pellegrini sconsacrati. come rapaci notturni fanno scintillare i loro occhi affamati di ignoto; urlano e schiamazzano per ridestare chi ha deciso di coricarsi prima di loro; pestano con frenesia ogni ostacolo che impedisce il fluire del loro tempo. bramano divertimento e deresponsabilizzazione, bramano ancora una volta ciò che non conoscono ed evitano la routine del giorno: quel vortice che ha inghiottito le loro speranze e distrugge ogni ora la loro vita pezzo per pezzo, feroce e crudele morso assassino che sfilaccia la carne e insanguina il mondo delle bambole e dei burattini. rallentano perchè da bravi predatori sentono l'odore pungente delle prede. ma come è già stato detto, il tempo è tiranno e la notte ulula richiamando i suoi fedeli guerrieri. risate allegre, risate sincere, sorrisi e smorfie per combattere la crudeltà del loro essere coscienti ed iperattivi. la mano brucia arrossata dal freddo inverno mentre il cuore irrora sangue fresco ad ogni altra parte del corpo. passo svelto, per favore, che domani si ricomincia...

5 dicembre 2008

Sunflower

tempo bizzarro, da queste parti. neve, sole, pioggia, nuvole, nebbia, nuvole, neve. aspetto seduto su una panchina sbiadita dalle troppe intemperie l'arrivo del mio Caronte color arancio vomito. le dita si intrecciano rilassate con il filo nero delle cuffie. conto distrattamente quante cilindriche dosi di veleno sono rimaste nel pacchetto blu, conoscendone perfettamente il numero. mentre infilo la mano in tasca per riporlo vedo il lento, mastodontico mezzo pubblico avvicinarsi ed aprire le sue tre bocche gigantesche e trangugiare ignari viandanti alabardati minuziosamente per proteggersi dal gelo invernale. non manca molto al mio turno. inghiottito...

con uno sbuffo svogliato il grande mostro chiude le sue fauci e riprende la sua marcia come se nulla fosse successo. sono piuttosto stanco per colpa del brusco risveglio, e decido di prendere posto e gustarmi il breve tragitto osservando quello che succede durante la digestione. il sedile è duro e mi gela il culo infastidendomi non poco. nel frattempo sono spuntati alcuni ciuffi ribelli, prima nascosti da lanosi berretti variopinti. code di cavallo e cerchielli di plasitica saltano fuori da cappucci ora afflosciati sulle schiene. una strana fauna popola questo stomaco di vetro, non più strana del sottoscritto che per un motivo non ben precisato ne fa parte. interagisce, ascolta, parla, guarda, cerca, legge, sbadiglia, respira, inarca sopraccigli e ride con prepotenza. le dita continuano a serpeggiare fra i cavi neri delle cuffie e gli occhi ad osservare.

sei seduta poco distante da me. sorridi cortesemente alla tua amica, la ascolti distratta mentre cerchi qualcuno fra la folla accalcata, qualcuno che non ha ancora un volto. la sciarpa scura ti avvolge il collo, l'hai sicuramente scelta per mettere in risalto i tuoi iridi verdi smeraldo. sulle gambe appoggiato un raccoglitore pieno zeppo di appunti, giallo intenso come i girasoli che mi piacciono tanto in estate, sicuramente troppo grande per la tracolla abbandonata sulle tue Converse logore per i troppi passi. da un angolo spuntano i jeans con l'orlo consumato, proprio come i miei. la tua amica continua con il suo inutile chiacchericcio e la stanchezza ti si legge in faccia mentre si mischia con la noia mattutina.

io sono contento della compagnia del mio lettore. non ho molta voglia di parlare, non in questo momento. so che a breve dovrò dispensare saluti e gentili convenevoli. mi sta bene, solo non adesso. per questo faccio finta di non vedere i miei due compagni di corso, non avremmo molto da dirci comunque. abbasso il berretto appena sopra gli occhi, come per nascondermi meglio. le ruote continuano a girare, le fermate a capitare sporadiche sulla nostra strada, le canzoni a cambiare. che storia ironica mi sta raccontando la canzone che sto ascoltando. parla di una ragazza che ancora sogna e di un ragazzo che invece a preso coscienza di come funziona quaggiù. di come lei sia cambiata e di come lui invece sia andato coraggioso per la sua strada. mia dolce rivoluzionaria dei Modena, bella canzone.

penso agli sms che dovrò scrivere quando la mia destinazione mi avrà costretto ad interrompere la corsa. mettersi in contatto, stringere relazioni, instaurare connessioni. te sempre distratta, io ancora svogliato. e con il culo congelato. è tempo di scendere ad affrontare le dieci ore di lezione quotidiane, e scusa se è poco. la bestia di acciaio riapre le sue bocche e rigurgita la folla precedentemente inghiottita. in mezzo alla calca vedo i tuoi capelli castani ondeggiare, il raccoglitore color estate sotto braccio. magari ci incontreremo lungo i corridoi o a prendere un caffè al bar, ognuno con i suoi amici.
decisamente una buona giornata, quella di oggi.

28 novembre 2008

Snowflakes

i fiocchi di neve ticchettano sull'ombrello ritmando la lunga passeggiata. la melodia che prende vita si può udire distintamente nel silenzio sacrale dell'inverno, che annuncia il suo arrivo con dolce prepotenza. folte coltri di messaggeri canuti hanno preceduto ad annuciato questo repentino avvento. le punte dei piedi infreddolite si raggomitolano impulsive su se stesse cercando un posto più caldo, le scarpe bagnate a macchie. risate sincere risuonano non molto lontano, dove bambini un po' troppo cresciuti giocano a bersagliarsi con proiettili bianchi e soffici. mi fermo a guardarli interrompendo quell'andatura incerta e buffa: mi ricorda i primi passi che devo aver mosso da bambino, quando i muscoli erano ancora atrofizzati e l'equilibrio instabile. riprendo fiato e ricomincio a muovere passi impacciati cercando di ritrovare la strada ormai sepolta, mentre petali bianchi muoiono in una malinconica canzone. 

21 novembre 2008

I wish

stanno passeggiando per la strada illuminata a fatica da una tiepida luce artificiale. sorridono e si scambiano battute allegre. le labbra si tendono abbozzando gentili sorrisi. lei spinge la sua vecchia bicicletta. lui pensa che le dia un tono mondano, ma gli è sempre piaciuta e nel frattempo gioca con l'accendino che ha in mano. il respiro gli si condensa per il troppo freddo e la punta del suo naso è intirizzita. sa perfettamente che le risate non dureranno per sempre e che non può vivere con il ricordo di quel momento. sa perfettamente cosa deve dirle e la voce si fa subito imbarazzata. balbetta, biascica parole di resa in un meraviglioso discorso senza capo nè coda. sarebbero davvero parole bellissime e travolgenti ma la conversazione non riesce ad enfatizzarle. la guarda negli occhi e si stupisce di non averne mai ricordato il colore. non lo ricorderà nemmeno dopo averla salutata. lei non brilla e risplende più come quando uscivano le prime volte e potevano ancora vivere felici e contenti nelle loro conversazioni superficiali. aveva già immaginato da qualche giorno quello che lui le sta dicendo e sa cosa rispondere. che sia una scusa o quello che sente davvero poco importa; lui sente le parole arrivare come lame affilate conficcate nei sui timapani e smette di ascoltare perchè non era quello che voleva sentirsi dire. si accorge che hanno smesso di camminare e sono diventati vittime del freddo polare. non piange perchè gli hanno insegnato che gli uomini non piangono mai o perchè non vuole mostarle quanto sta male. o forse è solo l'abitudine e l'aver imparato che stare male per qualcun altro non vale la pena. pensa a tutto quello che deve fare nei prossimi giorni. dovrà muoversi per evitare l'ipotermia celebrale che questa serata rischia di causargli. sorride. sorride malinconico davanti alla fermezza di lei, il naso sempre più rosso. sorride per non salutarla, l'espressione ebete di chi non può scappare dalla realtà e allora preferisce farsi travolgere da essa. lei quello che aveva da dire l' ha detto. lui vorrebbe parlare ancora, forse per qualche centinaio d'anni ancora, ma lei decide che è ora di salire in casa. trascinare questo incontro è diventato penoso e lui lo sa. immobile la osserva allontanarsi sapendo che se la rivedrà non si saluteranno. non come la prma volta. starà male per un po' e lei neanche si ricorderà di quanto è successo. lui sa che è ora di tornare a casa, ora di accendersi una sigaretta, l'ultima del pacchetto blu. ascolta lo sfrigolio che emette ad ogni boccata, guarda la punta incandescente consumarsi nel buio della strada e aspetta che qualcuno passi a prenderlo; possibilmente destinazione ignota. e nella testa una conversazione.

"ora ti racconto una storia, quale animale vuoi essere?"
"io?"
"si, tu... non è difficile sai..."
"non ho voglia di scegliere."
"dai, lo scoiattolo o il criceto?"
"quello che alla fine muore..."

18 novembre 2008

Does it matter?

ho la gola che brucia ancora per l'ultimo sorso di brandy mentre il sangue sta facendo il suo dovere pompando l'alchool al cervello. le mie pulsazioni si sintonizzano con quelle dell'amplificatore che riempie la stanza con "miss california", raccontandomi bugie sul mio futuro. la casella della posta in arrivo lampeggia. leggo le brevi righe: il mio lasciapassare verso la felicità. non mi devo preoccupare. non dura. non è durata, e comunque l'esperienza mi dice che non sarebbe potuta durare. va bene così. l'ultima tristezza mi prende quando vedo l'icona che segnala la casella vuota. non ha importanza. da qualche giorno non mi connetto più ad msn, non so quali notifiche ci siano sulla mia bacheca di facebook e badoo è solo un ricordo. ho tagliato le ultime connessioni virtuali con il mondo. tanto non dura, lo so perfettamente. ma non è quello che voglio adesso. 
cerco qualche canzone fra le migliaia di mp3 allocati sul disco rigido ma trovo solo memorie che non si adattano al momento. ieri avevo tutte le melodie giuste. oggi sto scavando fra i byte ormai coperti di polvere ma non trovo niente. lascio stare, non ha importanza. 
cerco qualcosa fra gli appunti che potrei studiare ma non ho voglia di impegnare il mio cervello alcolizzato. non in questo momento, mentre penso che per pranzo mangerei volentieri una pizza. detto fatto: ordinata. adesso però non ho voglia di andarla a prendere. 
le cose sono sempre più lontane. è quello che volevo. le cose sono irraggiungibili. non hanno più importanza. ho chiamato ma non hai risposto. le cose stanno divergendo mostrando quando sono inopportune. e quanto sono maleducato nei loro confronti. ti ho scritto ma avevi da fare. le cose prima o poi precipitano come le note di miss california. ti ho parlato ma non eri in grado di asoltare. non ha importanza. le cose non hanno una propria identità ma sono quelle che noi vogliamo vedere. non ha importanza.
starei a scrivere per ore ma devo mangiare. ho una pizza da andare a prendre. 

ma ha importanza?

13 novembre 2008

Y-owner

è da un po' che la sto osservando. carina e sfacciata. vecchia conoscenza, del tipo di ragazza che al tempo delle mele esce con fighella vari ma poi quando arriva sulla trentina comincia a cercare l'impiegato di banca ex-sfigato-del-liceo ora uomo impostato del tipo giacca-cravatta-cartelletta-di-pelle che dà tanta, ma tanta sicurezza quando c'è un mutuo da pagare. parla assieme alla sua amica che a giudicare dalla espressione compiaciuta che ha stampata in volto sta declamando sicuramente una conquista della notte prima. provo ad immaginare la conversazione, ma il cromosoma y che ho reclutato nel momento del concepimento fra le fila dei miei geni mi impedisce di essere obiettivo. lascio perdere, soddisfatto comunque di aver evitato la doppietta di x. cerco qualche altra statuina fra il campionario a disposizione. sembra pieno di copie fatte con lo stampino. 

"oh sfigato mi stai ascoltando?"

la voce della mia amica mi desta da questa divertente occupazione. lei è una di quella a posto. mi accorgo che la mia sigaretta non dura mai abbastanza. o forse dura troppo. comunque no, non la stavo ascoltando. credo sia colpa della mia y...

9 novembre 2008

Wonderful day...

mi sono svegliato presto nonostante la pessima nottata. filato in cucina, la prima preoccupazione è stata bombardare di microonde una tazza d'acqua. il fastidoso suono del forno comincia a lancinarmi i timpani dopo un minuto e mezzo per avvisarmi che terminato con successo il suo compito. adesso è bollente: temperatura grandi ustionati. prendo il té dalla credenza, non dopo un considerevole sforzo per scegliere il gusto ke più si adatta all'umore della mattinata: arsenico con retrogusto di cianuro. è davvero una giornata radiosa. 
preparo la bustina per un doppio carpiato in quella piccola piscina infernale. un sorriso sottile si delinea sul mio volto mentre affogo il misto di foglie secche nella lava fumante che ho davanti. su, giù, su, giù, su giù, su giù, suggiù, suggiù suggiù suggù sggù sgù sù ... plof...
la piccola malefica linguetta di carta si divincola dalla presa delle mie esili dita e urlado "banzai!" cade in quella che ormai è una poltiglia che ha raggiunto la temperatura di fusione dell tungsteno. mi ha fregato. ...una linguetta di carta...

è davvero una meravigliosa, limpida, serena, paciosa, gioiosa giornata di novembre.